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Posted by gwineth in poesia
A volte i pensieri sono così profondi e densi da rimbalzare nella mente e non riuscire più a volare via
Poi ci penso ed è normale: sei il mio conto in sospeso con la vita
Una campanella argentata, con le fatine sopra…
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Uno in diviso
Posted by gwineth in Everyday life, poesia
Posso solo sperare che il cielo – questo drappo tumido – si asciughi lesto per sgravare un firmamento. Che poi si faccia – svelto – di quella pallidezza quasi azzurra, di quella trasparenza marina satura di foschi stormi annuncianti per lui, fresco, l’arrivo della neve. Perché tra due giorni è Natale. E quand’ero bambino, a Natale, la neve doveva cadere.
Vivo a Milano da poco più di un anno: ho scelto questa città per refrigerare il mio animo sensibile e per trovare concentrazione a contatto con la foschia, con una bruma esistenziale lontana da tanti chilometri dal sole e dal vento della mia terra. Per dare ascolto a una pioggia che, incessante, notturna, mi spinge a rimanere in casa riverso sul mio scrittoio, dove trascorro le ore studiando e scrivendo poesie che nessuno, forse, leggerà mai.
Mi capita spesso, quando cammino per le strade e sta piovendo, di alzare la testa al cielo e di pensare che una goccia che crolla da un traliccio è come stilla che, dal tralcio infranto di una pianta, scivola sul ventre della sua foglia.
Ché gli occhi della mia generazione hanno compreso qualcosa che nessuno aveva mai capito prima cioè che, quando si è stanchi di vivere – quando si è stanchi di vivere a vent’anni – le vie dell’Universo all’improvviso diventano un letto scomodo con le lenzuola che puzzano di morte. Furioso, sono furioso allora – quando penso a questo e intuisco che, per grazia, c’è un nuovo punto di vista che – sarà quello retto, stavolta? – procede e, come i cipressi attorno alle mura di un cimitero, come la nebbia che cala sui Navigli corrotti, ammanta tutto quanto è vecchio e lordo e superato.
Ma poi rifletto, resta soltanto un’ombra, cui qualcuno ha voluto detrarre il corpo.
E provo pietà per chi mi succede, se penso al mio mondo, quello che mi include: il mondo non più degli indifferenti, non più dei pugnaci, non più dei drogati, ma dei depressi e degli sfervorati: semidei dalla voce stonata, gente che si grida in faccia sulla piazza domenicale, che vuole dire senza sentire in questo buffo e stantio teatro dell’assurdo.
Gente che non prova più vergogna quando dice di soffrire, specie se non soffre.
Gente che monopolizza la nuova cultura solo perchè sorridente o amica dell’amico di.
Ma tanto tutto questo non serve – dicono – se, dentro, sei vero e sincero: sopratutto se lo ripeti in continuazione perché è l’unica cosa che hai da comunicare agli altri.
E resta il velo di una stella chiusa, di un desiderio invisibile: quello di cambiare il mondo alla mia età, o più semplicemente di provare a conoscerlo.
[Alla memoria di Pier Paolo Pasolini - Uno in diviso - Alcide Pierantozzi]
Il cielo sull’oceano
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Ocean Sky from Alex Cherney on Vimeo.
Come ti si dovrebbe baciare
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Quando ti bacio
non è solo la tua bocca
non è solo il tuo ombellico
non è solo il tuo grembo
che bacio
Io bacio anche le tue domande
e i tuoi desideri
bacio il tuo riflettere
i tuoi dubbi
e il tuo coraggio
il tuo amore per me
e la tua libertà da me
il tuo piede
che è giunto qui
e che di nuovo se ne va
io bacio te
così come sei
e come sarai
domani e oltre
e quando il mio tempo sarà trascorso.
Erich Fried
Due corpi
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Due corpi, uno di fronte all’altro,
sono a volte due onde
e la notte è oceano.
Due corpi, uno di fronte all’altro,
sono a volte due pietre
e la notte deserto.
Due corpi, uno di fronte all’altro,
sono a volte radici
nella notte intrecciate.
Due corpi, uno di fronte all’altro,
sono a volte coltelli
e la notte lampo.
Octavio Paz
La gatta distratta
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LA GATTA DISTRATTA
C’era una volta un gatto un po’ matto
che andava a zonzo per il mondo.
Un giorno vide una gatta distratta che attraversava la strada.
“oooooh!” disse il gatto un po’ matto,
“non sapevo che potesse esistere un gatta così bella,
il pelo è così bello e lucido,
fulvo come il manto di una regina,
le zampe sono così bianche che non si distinguono dalla neve appena caduta
e si muove proprio con l’agilità di una gatta!”
“E gli occhi? È giorno eppure luccicano come se fossero illuminati dalla luce di mille e mille sogni!”
“Una gatta così speciale si incontra raramente, voglio vedere il suo sorriso!”, pensò il gatto un po’ matto.
“Ma come fare? È così distratta!”
Pensa che ti ripensa gli venne un’idea, le avrebbe fatto un regalo di compleanno.
Ma il povero gatto era disperato.
“Come farò? una gatta così bella avrà già tutto quello che vuole.”
“Trovato! Le regalerò il Topino della Felicità!”
Allora il micio si mise in viaggio,
attraversò mari e monti,
affrontò innumerevoli pericoli
prima di trovare il Topino della Felicità.
Ed infine giunse il giorno del compleanno.
Il gatto mise insieme tutto il suo coraggio e con il Topino della Felicità stretto in bocca si avvicinò alla gatta distratta.
Allora lui le disse “buon compleanno signorina gatta” e quando lei si girò lui le posò il regalo davanti alle zampe e rimase in attesa.
Lei lo guardò negli occhi, e dopo un attimo che sembrò durare anni gli strofinò il musino con il suo (che è come baciano i gatti) e sorrise.
Il suo sorriso era così bello che nel cielo azzurro apparve l’arcobaleno anche se non era piovuto.
Il gatto un po’ matto restò molto tempo col muso in su a guardare il cielo.
(A. Tacchini)
L’ultimo giorno d’inverno
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l’ho sentita stamattina in radio, mentre ero in macchina per venire al lavoro, e mi è piaciuta tantissimo… per tutte le persone che ho nel cuore, perchè non ne usciranno mai
Rabbia
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Quando qualcuno vi fa arrabbiare,
è come se vi avessero scagliato una freccia al cuore.
Ma non vi ha colpito, e giace a terra, ai vostri piedi.
Allora voi la raccogliete e vi colpite da soli
ancora e ancora, ripetutamente.
Questo è ciò che accade con la rabbia.
Qualunque cosa nella vita può essere causa di lite,
ma la scelta di arrabbiarsi o meno, è solo nostra.
(Chakdud Rinpoche)
Poesia
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Dopo un po’ impari che…
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Dopo un po’ impari la sottile differenza
tra tenere una mano e incatenare un’anima.
E impari che l’amore non e’ appoggiarsi a qualcuno
e la compagnia non e’ una sicurezza.
E inizi a imparare che i baci non sono contratti
e i doni non sono promesse.
E cominci ad accettare le tue sconfitte
a testa alta e con gli occhi aperti
e la grazia di un adulto,
non con il dolore di un bambino.
E impari a costruire le tue strade oggi
perchè il terreno di domani
e’ troppo incerto per fare piani.
E impari che il sole scotta se ne prendi troppo
perciò pianta il tuo giardino
e decora la tua anima
invece di aspettare che qualcuno ti porti i fiori.
E impari che puoi davvero sopportare,
che sei forte davvero,
che vali davvero.
(Osho)
porte
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Avevo chiuso la porta e mai avrei immaginato il tuo arrivo con un piede di porco e un sorriso. La storia poi mi disse che era un lucchetto di marzapane, che l’abbiam mangiato ai giardini, dopo un bacio e insalata di riso.
(Mr Milk)
:)
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Perchè Tu mi Piaci – perchè sei bella e c’hai pure le lentiggini
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Baciami – Jacques Prevert
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In un quartier della ville Lumiere
Dove fa sempre buio e manca l’aria
E d’inverno come d’estate è sempre inverno
Lei era sulle scale
Lui accanto a lei e lei accanto a lui
Faceva notte
C’era un odore di zolfo
Perché nel pomeriggio avevano ucciso le cimici
E lei gli diceva
È buio qui
Manca l’aria
E d’inverno come d’estate è sempre inverno
Il sole del buon Dio non brilla da noi
Ha fin troppo lavoro nei quartieri ricchi
Stringimi tra le braccia
Baciami
Baciami a lungo
Baciami
Più tardi sarà troppo tardi
La nostra vita è ora
Qui si crepa di tutto
Dal caldo e dal freddo
Si gela si soffoca
Manca l’aria
Se tu smettessi di baciarmi
Credo che morirei soffocata
Hai quindici anni ne ho quindici anch’io
In due ne abbiamo trenta
A trent’anni non si è più ragazzi
Abbiamo l’età per lavorare
Avremo pure diritto di baciarci
Più tardi sarà troppo tardi
La nostra vita è ora
Baciami!
nota a posteriori, doverosa: questa, bellissima, la scoprii sulle pagine di una smemoranda… al liceo. Poco fa mi chiedevo quale smemo fosse, e il web mi ha fatto una meravigliosa sorpresa… perchè facendo una ricerca ho scoperto che era quella di quinta liceo, settembre 1992-giugno 1993
questa
Mi piaci quando taci…
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Mi piaci quando taci perché sei come assente, e mi ascolti da lontano, e la mia voce non ti tocca. Sembra che si siano dileguati i tuoi occhi e che un bacio ti abbia chiuso la bocca.
Siccome ogni cosa è piena della mia anima tu emergi dalle cose, piena dell’anima mia. Farfalla di sogno, assomigli alla mia anima, e assomigli alla parola malinconia.
Mi piaci quando taci e sei come distante. Sembri lamentarti, farfalla che tuba. E mi ascolti da lontano e la mia voce non ti giunge: lascia che io taccia con il silenzio tuo.
Lascia che ti parli anche con il tuo silenzio chiaro come una lampada, semplice come un anello. Sei come la notte, silenziosa e stellata. Il tuo silenzio è di stella, così lontano e semplice.
Mi piaci quando taci perché sei come assente. Distante e dolorosa come se fossi morta. Poi basta una parola, un sorriso.
E sono felice, felice che non sia vero.
La grande speranza
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È così diseguale la mia vita
da quello che vorrei sapere.
Eppure al di là di ogni immondizia
e sutura, c’è la grande speranza
che il tempo redima i folli
e l’amore spazzi via ogni cosa
e lasci inaspettatamente viva
una rima baciata.
(Alda Merini)
Blood war
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Squallore che sorge
da grida di rabbia
cerchi il tuo strazio
vorresti una gabbia
per chiudermi ferma
potermi osservare
avere conferma
schernire, adorare
ma io sono vento
voglio solo volare
20/10/2002 – Spleen
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Corrono rapidi
Intorno a me
Urlano
Chiedono
Piangono
Implorano
Cerco la pace
nella mia Quiete
Sussurri e Grida
Sussurri e Grida
Voci domandano
Nessuna ascolta
Alcune vogliono
Ma non comprendono
Cerco il silenzio
nella mia Quiete
Sussurri e Grida (intorno a me)
Sussurri e Grida (intorno a me)
Libera e Sola
Libellula Schiava
Respiro Aria
Pesante di Sogni
Sguardo sbarrato
nella mia Quiete
Sussurri e Grida
Dentro di Me
Alone
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How to feel lonely even in the middle of a crowd.
Lento volo di farfalle
Incessante sciame che grida
Brusio costante e senza pace
Io, nel centro di una stanza
Persone intorno, intorno il vuoto.
Falena e Fiamma
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Avvolta da un mantello
Di tango e bandoneon
Danzo, Maria di tutti
E di nessuno, in questa notte
Intreccio nodi di passione
Fatui come questa musica
Occhi, braccia che stringono
E tabacco, e vaniglia di me
Falena brillante in questo buio
Attendo di poter mostrare ali
Non per chi danza, ora
Privo di nome e volto
Ma avvolta da codesto caldo
Tango, protetta dalle note
Io vivo e brillo, notturna
Almeno meta’ del mio calore
(giugno 2002)
Lullaby
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Tamburi battenti. Io danzo
Nel mio stesso sangue
Tu scavi e ricerchi
Il sogno celato nel cuore
E nel mentre mi sventri
Affamato d’amore.
