May
30

Le 10 regole per il controllo sociale, di Noam Chomsky

Posted by gwineth in Everyday life

L’elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche.

1 – La strategia della distrazione. L’elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche utilizzando la tecnica del diluvio o dell’inondazione di distrazioni continue e di informazioni insignificanti.
La strategia della distrazione è anche indispensabile per evitare l’interesse del pubblico verso le conoscenze essenziali nel campo della scienza, dell’economia, della psicologia, della neurobiologia e della cibernetica. “Sviare l’attenzione del pubblico dai veri problemi sociali, tenerla imprigionata da temi senza vera importanza. Tenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza dargli tempo per pensare, sempre di ritorno verso la fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”).

2 – Creare il problema e poi offrire la soluzione. Questo metodo è anche chiamato “problema – reazione – soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” che produrrà una determinata reazione nel pubblico in modo che sia questa la ragione delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, oppure organizzare attentati sanguinosi per fare in modo che sia il pubblico a pretendere le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito delle libertà. Oppure: creare una crisi economica per far accettare come male necessario la diminuzione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.

3 – La strategia della gradualità. Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, col contagocce, per un po’ di anni consecutivi. Questo è il modo in cui condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte negli anni ‘80 e ‘90: uno Stato al minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione di massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati applicati in una sola volta.

4 – La strategia del differire. Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria” guadagnando in quel momento il consenso della gente per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro di quello immediato. Per prima cosa, perché lo sforzo non deve essere fatto immediatamente. Secondo, perché la gente, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. In questo modo si dà più tempo alla gente di abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo con rassegnazione quando arriverà il momento.

5 – Rivolgersi alla gente come a dei bambini. La maggior parte della pubblicità diretta al grande pubblico usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, spesso con voce flebile, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente. Quanto più si cerca di ingannare lo spettatore, tanto più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se questa avesse 12 anni o meno, allora, a causa della suggestionabilità, questa probabilmente tenderà ad una risposta o ad una reazione priva di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno (vedi “Armi silenziose per guerre tranquille”).

6 – Usare l’aspetto emozionale molto più della riflessione. Sfruttare l’emotività è una tecnica classica per provocare un corto circuito dell’analisi razionale e, infine, del senso critico dell’individuo. Inoltre, l’uso del tono emotivo permette di aprire la porta verso l’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o per indurre comportamenti…

7 – Mantenere la gente nell’ignoranza e nella mediocrità. Far si che la gente sia incapace di comprendere le tecniche ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù. “La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza creata dall’ignoranza tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare da parte delle inferiori” (vedi “Armi silenziose per guerre tranquille”).

8 – Stimolare il pubblico ad essere favorevole alla mediocrità. Spingere il pubblico a ritenere che sia di moda essere stupidi, volgari e ignoranti…

9 – Rafforzare il senso di colpa. Far credere all’individuo di essere esclusivamente lui il responsabile della proprie disgrazie a causa di insufficiente intelligenza, capacità o sforzo. In tal modo, anziché ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e si sente in colpa, cosa che crea a sua volta uno stato di repressione di cui uno degli effetti è l’inibizione ad agire. E senza azione non c’è rivoluzione!

10 – Conoscere la gente meglio di quanto essa si conosca. Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno creato un crescente divario tra le conoscenze della gente e quelle di cui dispongono e che utilizzano le élites dominanti. Grazie alla biologia, alla neurobiologia e alla psicologia applicata, il “sistema” ha potuto fruire di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia fisicamente che psichicamente. Il sistema è riuscito a conoscere l’individuo comune molto meglio di quanto egli conosca sé stesso. Ciò comporta che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un più ampio controllo ed un maggior potere sulla gente, ben maggiore di quello che la gente esercita su sé stessa.


May
16

la cosa più bella che mi sia stata detta oggi…

Posted by gwineth in Everyday life

“bene? Solo a vedere la tua faccia….(e infatti…se ricordi…mi sono seduta di fronte a te…quando eravamo all’esterno del locale, mica per niente!) mi fai sentire bene. Mi fai stare bene. Mi rimetto a posto tutte le croste e la schiena batostata.
Sei terapeutica.
Sei un wellness. Sei una sauna con un suonatore di cetra, seduto ai margini della piscina, che canta obladì obladà.
A me non resta che rilassarmi e stare bene. Raffaella”


May
11

I 7 principi della guarigione degli atteggiamenti mentali

Posted by gwineth in buddismo, Everyday life

1. La salute è pace interiore,
perciò la guarigione consiste nel liberarsi della paura. Assumere come obbiettivo il cambiamento del corpo ci impedirebbe di riconoscere che il nostro unico obbiettivo è la pace della mente.

2. L’essenza di noi stessi è amore.
L’amore non può essere intralciato da ciò che è puramente fisico, perciò crediamo che la mente sia priva di limitazioni: nulla è impossibile, e qualsiasi malattia è potenzialmente reversibile. E poiché l’amore è eterno, la morte non deve essere considerata con paura.

3. Dare è ricevere.
Quando la nostra attenzione è focalizzata sul dare e sull’unione con gli altri, la paura scompare e accettiamo la guarigione di noi stessi.

4. Tutte le menti sono collegate,
perciò qualunque guarigione è un’auto-guarigione. La nostra pace interiore si trasmette da se stessa agli altri quando l’accettiamo per noi stessi.

5. ‘Adesso’ è il solo tempo che esista.
Dolore, dispiacere, depressione, sensi di colpa e altre forme di paura scompaiono quando la mente è concentrata sulla pace amorevole in questo preciso istante.

6. Le decisioni vanno prese imparando ad ascoltare l’inclinazione alla pace che è innata in noi.
Non esistono comportamenti corretti o sbagliati. La sola scelta che abbia un significato è quella tra la paura e l’amore.

7. Il perdono è la via verso l’autentica salute e felicità.
Astenendoci dal giudicare lasciamo andare il passato e le nostre paure per il futuro. Così facendo diventiamo consapevoli che chiunque può insegnarci qualcosa e che qualsiasi circostanza costituisce un’opportunità di crescita nella felicità, nella pace e nell’amore.
(Gerald Jampolsky)


May
9

Honnin-myo

Posted by gwineth in buddismo

Esiste un principio buddista chiamato honnin-myo.
Viene spesso tradotto, oltre che “vera causa”, come “ricomincio da adesso”. Ed è generalmente affiancato dal suo complemento honga-myo, che significa “vero effetto”. Quando ci sentiamo soddisfatti, soddisfatte, quando percepiamo la nostra situazione come stabilmente avviata e pensiamo che sarà sempre così, stiamo tradendo la parte migliore di noi: quella che sa che niente è così per sempre. «Ora sto bene. Sono arrivato» è honga-myo, ossia una catena che si interrompe. Una palla ferma in mezzo al campo. L’aria ferma, senza un alito di vento. Ma anche «Non ce la faccio più» è un segno simile. Sono entrambe espressioni di una sacca d’inerzia che così facilmente si presenta nella nostra vita. Da un lato ci sono le insicurezze, le paure e i dubbi, dall’altro la sensazione di un benessere ormai raggiunto; entrambe le cose ci fanno dimenticare la lotta. C’è un modo per non essere ingabbiati nelle instabilità della vita, per non farci vincere dalle circostanze, per credere che non esista limite alla nostra felicità: è vivere ogni attimo sempre pensando al futuro. È lo spirito di honnin-myo. Non fermarsi mai. Non interrompere la catena. Rilanciare continuamente le nostre decisioni per mantenerle vive e renderle più forti. L’aria che soffia di continuo. È honnin-myo.


May
5

Anni perduti, coscienza ritrovata

Posted by gwineth in Everyday life

Ecco qui, è un anno che sto a Milano, o quantomeno sarà un anno tra 24 giorni, e la mia mente inizia a fare bilanci molto seri di cicli che si chiudono e cicli che si aprono.

Si chiude il ciclo di Claudia che parte dalla terra della neve, scende al centro e poi ritorna. Un ciclo durato 7 anni. Mi serviva, per apprezzare di più le cose che ci sono qui e altrove, per capire le differenze, per assaporare tutto e come trampolino per la vita che volevo e non quella che “dovevo”. Io sono di coccio, spesso, quindi mi servono stacchi grossi, e questi sette anni sono stati importantissimi.

Si chiude il ciclo di Claudia che non crede in se stessa e nelle proprie potenzialità e spera di trovare modo di esprimerle, “cercando fortuna”. L’ho trovata, ma ce l’avevo dentro, avevo bisogno di fuggire dal nido per mettermi alla prova e ora che l’ho fatto sono soddisfatta di me. Non so fare tutto, non riuscirò a fare tutto, ma sono bravina ;)

Si chiude il ciclo dei capelli rossi. Era iniziato a maggio 2002, è finito a maggio 2012. Riprenderà mai? Non lo so. Però l’altro giorno, dal parrucchiere, iniziando il percorso di ritorno al biondo, ho pensato che i motivi per cui li avevo tinti di rosso erano cessati. Non ho più bisogno di sentirmi altro perchè non sono contenta di me. Non ho più bisogno di un colore coraggioso per tirare fuori il coraggio che ho dentro.

Si chiude il ciclo del sentirmi in dovere di seguire gli insegnamenti altrui, perchè mi sento da meno. Ho fatto un bel po’ di cazzate seguendoli, in altre parti mi sono serviti, ma ora basta. Ora scelgo, decido, sbaglio da me.

Si chiude anche il ciclo dei rimpianti. Guardo foto del passato e del presente e i miei occhi non si riempiono di lacrime, il cuore non si colma di ansie, i sogni non si affollano di incubi. Sai che c’è? Non mi interessa, ed è bello sapere di provare un naturale affetto, ma di non sentire dolore o rimpianto.


May
4

Republic&Queen: l’avventura inizia oggi

Posted by gwineth in Everyday life

Ecco qui il mio primo articolo:

Content curation: come farla al meglio


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