Mar
27

Il segreto del successo

Posted by gwineth in Everyday life, buddismo


Oct
3

La sensazione agrodolce

Posted by gwineth in Everyday life

Gaia arriverà a marzo.

Riccardo è arrivato ad aprile scorso.

Fiammetta ha imparato a camminare.

Un’idea che da un lato mi terrorizza, dall’altro desidero. Ma soprattutto, la consapevolezza che la stessa spontaneità di eventi io non potrò averla. Mai. Al massimo posso sperare di riuscirci. Forse.


Jul
18

A chi mi ha chiesto almeno una volta nella vita “scusa, ma esattamente tu che lavoro fai?”

Posted by gwineth in Everyday life


Jul
17

Perchè faccio il mio lavoro

Posted by gwineth in Everyday life


Jun
2

Emilia… Romagna… CASA

Posted by gwineth in Everyday life


May
30

Le 10 regole per il controllo sociale, di Noam Chomsky

Posted by gwineth in Everyday life

L’elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche.

1 – La strategia della distrazione. L’elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche utilizzando la tecnica del diluvio o dell’inondazione di distrazioni continue e di informazioni insignificanti.
La strategia della distrazione è anche indispensabile per evitare l’interesse del pubblico verso le conoscenze essenziali nel campo della scienza, dell’economia, della psicologia, della neurobiologia e della cibernetica. “Sviare l’attenzione del pubblico dai veri problemi sociali, tenerla imprigionata da temi senza vera importanza. Tenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza dargli tempo per pensare, sempre di ritorno verso la fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”).

2 – Creare il problema e poi offrire la soluzione. Questo metodo è anche chiamato “problema – reazione – soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” che produrrà una determinata reazione nel pubblico in modo che sia questa la ragione delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, oppure organizzare attentati sanguinosi per fare in modo che sia il pubblico a pretendere le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito delle libertà. Oppure: creare una crisi economica per far accettare come male necessario la diminuzione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.

3 – La strategia della gradualità. Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, col contagocce, per un po’ di anni consecutivi. Questo è il modo in cui condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte negli anni ‘80 e ‘90: uno Stato al minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione di massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati applicati in una sola volta.

4 – La strategia del differire. Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria” guadagnando in quel momento il consenso della gente per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro di quello immediato. Per prima cosa, perché lo sforzo non deve essere fatto immediatamente. Secondo, perché la gente, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. In questo modo si dà più tempo alla gente di abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo con rassegnazione quando arriverà il momento.

5 – Rivolgersi alla gente come a dei bambini. La maggior parte della pubblicità diretta al grande pubblico usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, spesso con voce flebile, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente. Quanto più si cerca di ingannare lo spettatore, tanto più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se questa avesse 12 anni o meno, allora, a causa della suggestionabilità, questa probabilmente tenderà ad una risposta o ad una reazione priva di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno (vedi “Armi silenziose per guerre tranquille”).

6 – Usare l’aspetto emozionale molto più della riflessione. Sfruttare l’emotività è una tecnica classica per provocare un corto circuito dell’analisi razionale e, infine, del senso critico dell’individuo. Inoltre, l’uso del tono emotivo permette di aprire la porta verso l’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o per indurre comportamenti…

7 – Mantenere la gente nell’ignoranza e nella mediocrità. Far si che la gente sia incapace di comprendere le tecniche ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù. “La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza creata dall’ignoranza tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare da parte delle inferiori” (vedi “Armi silenziose per guerre tranquille”).

8 – Stimolare il pubblico ad essere favorevole alla mediocrità. Spingere il pubblico a ritenere che sia di moda essere stupidi, volgari e ignoranti…

9 – Rafforzare il senso di colpa. Far credere all’individuo di essere esclusivamente lui il responsabile della proprie disgrazie a causa di insufficiente intelligenza, capacità o sforzo. In tal modo, anziché ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e si sente in colpa, cosa che crea a sua volta uno stato di repressione di cui uno degli effetti è l’inibizione ad agire. E senza azione non c’è rivoluzione!

10 – Conoscere la gente meglio di quanto essa si conosca. Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno creato un crescente divario tra le conoscenze della gente e quelle di cui dispongono e che utilizzano le élites dominanti. Grazie alla biologia, alla neurobiologia e alla psicologia applicata, il “sistema” ha potuto fruire di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia fisicamente che psichicamente. Il sistema è riuscito a conoscere l’individuo comune molto meglio di quanto egli conosca sé stesso. Ciò comporta che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un più ampio controllo ed un maggior potere sulla gente, ben maggiore di quello che la gente esercita su sé stessa.


May
16

la cosa più bella che mi sia stata detta oggi…

Posted by gwineth in Everyday life

“bene? Solo a vedere la tua faccia….(e infatti…se ricordi…mi sono seduta di fronte a te…quando eravamo all’esterno del locale, mica per niente!) mi fai sentire bene. Mi fai stare bene. Mi rimetto a posto tutte le croste e la schiena batostata.
Sei terapeutica.
Sei un wellness. Sei una sauna con un suonatore di cetra, seduto ai margini della piscina, che canta obladì obladà.
A me non resta che rilassarmi e stare bene. Raffaella”


May
11

I 7 principi della guarigione degli atteggiamenti mentali

Posted by gwineth in Everyday life, buddismo

1. La salute è pace interiore,
perciò la guarigione consiste nel liberarsi della paura. Assumere come obbiettivo il cambiamento del corpo ci impedirebbe di riconoscere che il nostro unico obbiettivo è la pace della mente.

2. L’essenza di noi stessi è amore.
L’amore non può essere intralciato da ciò che è puramente fisico, perciò crediamo che la mente sia priva di limitazioni: nulla è impossibile, e qualsiasi malattia è potenzialmente reversibile. E poiché l’amore è eterno, la morte non deve essere considerata con paura.

3. Dare è ricevere.
Quando la nostra attenzione è focalizzata sul dare e sull’unione con gli altri, la paura scompare e accettiamo la guarigione di noi stessi.

4. Tutte le menti sono collegate,
perciò qualunque guarigione è un’auto-guarigione. La nostra pace interiore si trasmette da se stessa agli altri quando l’accettiamo per noi stessi.

5. ‘Adesso’ è il solo tempo che esista.
Dolore, dispiacere, depressione, sensi di colpa e altre forme di paura scompaiono quando la mente è concentrata sulla pace amorevole in questo preciso istante.

6. Le decisioni vanno prese imparando ad ascoltare l’inclinazione alla pace che è innata in noi.
Non esistono comportamenti corretti o sbagliati. La sola scelta che abbia un significato è quella tra la paura e l’amore.

7. Il perdono è la via verso l’autentica salute e felicità.
Astenendoci dal giudicare lasciamo andare il passato e le nostre paure per il futuro. Così facendo diventiamo consapevoli che chiunque può insegnarci qualcosa e che qualsiasi circostanza costituisce un’opportunità di crescita nella felicità, nella pace e nell’amore.
(Gerald Jampolsky)


May
9

Honnin-myo

Posted by gwineth in buddismo

Esiste un principio buddista chiamato honnin-myo.
Viene spesso tradotto, oltre che “vera causa”, come “ricomincio da adesso”. Ed è generalmente affiancato dal suo complemento honga-myo, che significa “vero effetto”. Quando ci sentiamo soddisfatti, soddisfatte, quando percepiamo la nostra situazione come stabilmente avviata e pensiamo che sarà sempre così, stiamo tradendo la parte migliore di noi: quella che sa che niente è così per sempre. «Ora sto bene. Sono arrivato» è honga-myo, ossia una catena che si interrompe. Una palla ferma in mezzo al campo. L’aria ferma, senza un alito di vento. Ma anche «Non ce la faccio più» è un segno simile. Sono entrambe espressioni di una sacca d’inerzia che così facilmente si presenta nella nostra vita. Da un lato ci sono le insicurezze, le paure e i dubbi, dall’altro la sensazione di un benessere ormai raggiunto; entrambe le cose ci fanno dimenticare la lotta. C’è un modo per non essere ingabbiati nelle instabilità della vita, per non farci vincere dalle circostanze, per credere che non esista limite alla nostra felicità: è vivere ogni attimo sempre pensando al futuro. È lo spirito di honnin-myo. Non fermarsi mai. Non interrompere la catena. Rilanciare continuamente le nostre decisioni per mantenerle vive e renderle più forti. L’aria che soffia di continuo. È honnin-myo.


May
5

Anni perduti, coscienza ritrovata

Posted by gwineth in Everyday life

Ecco qui, è un anno che sto a Milano, o quantomeno sarà un anno tra 24 giorni, e la mia mente inizia a fare bilanci molto seri di cicli che si chiudono e cicli che si aprono.

Si chiude il ciclo di Claudia che parte dalla terra della neve, scende al centro e poi ritorna. Un ciclo durato 7 anni. Mi serviva, per apprezzare di più le cose che ci sono qui e altrove, per capire le differenze, per assaporare tutto e come trampolino per la vita che volevo e non quella che “dovevo”. Io sono di coccio, spesso, quindi mi servono stacchi grossi, e questi sette anni sono stati importantissimi.

Si chiude il ciclo di Claudia che non crede in se stessa e nelle proprie potenzialità e spera di trovare modo di esprimerle, “cercando fortuna”. L’ho trovata, ma ce l’avevo dentro, avevo bisogno di fuggire dal nido per mettermi alla prova e ora che l’ho fatto sono soddisfatta di me. Non so fare tutto, non riuscirò a fare tutto, ma sono bravina ;)

Si chiude il ciclo dei capelli rossi. Era iniziato a maggio 2002, è finito a maggio 2012. Riprenderà mai? Non lo so. Però l’altro giorno, dal parrucchiere, iniziando il percorso di ritorno al biondo, ho pensato che i motivi per cui li avevo tinti di rosso erano cessati. Non ho più bisogno di sentirmi altro perchè non sono contenta di me. Non ho più bisogno di un colore coraggioso per tirare fuori il coraggio che ho dentro.

Si chiude il ciclo del sentirmi in dovere di seguire gli insegnamenti altrui, perchè mi sento da meno. Ho fatto un bel po’ di cazzate seguendoli, in altre parti mi sono serviti, ma ora basta. Ora scelgo, decido, sbaglio da me.

Si chiude anche il ciclo dei rimpianti. Guardo foto del passato e del presente e i miei occhi non si riempiono di lacrime, il cuore non si colma di ansie, i sogni non si affollano di incubi. Sai che c’è? Non mi interessa, ed è bello sapere di provare un naturale affetto, ma di non sentire dolore o rimpianto.


May
4

Republic&Queen: l’avventura inizia oggi

Posted by gwineth in Everyday life

Ecco qui il mio primo articolo:

Content curation: come farla al meglio


Feb
26

amarsi, lasciarsi

Posted by gwineth in buddismo

Se ami saprai che tutto inizia e tutto finisce e che c’è un momento per l’inizio e un momento per la fine e questo non crea una ferita. Non rimani ferito, sai che quella stagione è finita. Non ti disperi, riesci a comprendere e ringrazi l’altro: “Mi hai dato tanti bei doni, mi hai donato nuove visioni della vita, hai aperto finestre nuove che non avrei mai scoperto da solo. Adesso è arrivato il momento di separarci, le nostre strade si dividono”. Non con rabbia, non con risentimento, senza lamentele e con infinita gratitudine, con grande amore,con il cuore colmo di riconoscenza. Se sai come amare, saprai come separarti.

(Osho)


Feb
19

Ecco…

Posted by gwineth in Everyday life, buddismo


Feb
6

Galline in fuga da Volunia

Posted by gwineth in 2.0

il logo di VoluniaPrime impressioni dalla conferenza stampa mondiale di presentazione del nuovo motore di ricerca del prof. Massimo Marchiori dell’Università di Padova.

Parte male e non prosegue meglio… la presentazione è in ritardo, il proiettore non funziona, la visibilità dello schermo è scarsissima, ciò nonostante l’atmosfera è carica, perchè il comunicato relativo a Volunia, che promette di gareggiare con Google, è denso di aspettative, subito smorzate dall’intervento iniziale del docente, che appare poco a proprio agio davanti al pubblico e quasi preoccupato di dover mostrare un prodotto di molto inferiore rispetto a quanto annunciato.

Il paragone iniziale con i polli di Galline in Fuga non aiuta di certo: sulle prime Volunia sembra un motore di ricerca del tutto simile a Google, ma con un’usabilità decisamente inferiore, ed è incomprensibile il target del progetto. Troppo grafico e incapace di dare risultati ottimali in breve, quindi non destinato a chi lavora online, ma anche troppo complesso da gestire per un utente con scarse capacità di semantica web. L’approccio a mappa territoriale pare un mix tra Google e l’estetica di Farmville. Nel frattempo, su twitter parte l’hashtag #voluniafail.

La funzione aggiuntiva, quella social, sembra più che altro uno strumento di stalking autorizzato. Volunia ti mette in contatto con gli altri utenti che hanno fatto le stesse ricerche. In questo modo, magari, coniugi gelosi potranno scoprire che il partner ha cercato “tradimenti online” il giorno prima, o potrete ritrovare la ragazza tanto carina che avete beccato al cinema l’altra sera notando che cercava il titolo su MyMovies. A parte questo? Nulla, perchè Volunia non è un social, ovviamente.

I polli del professor Marchiori sono sicuramente usciti dalle gabbie, ma forse era meglio se ci restavano dentro ancora un po’. Il prodotto, se davvero è quanto visto in presentazione, è assai deludente e non può che aver strappato ilarità a Mountain View. Oggi pomeriggio (a ora indefinita, sic) l’apertura ai power user selezionati e, si spera, il riscatto.


Jan
31

Neve su Milano

Posted by gwineth in Everyday life

me ne sto col naso appiccicato al vetro come una bimba a guardare i fiocchi bianchi che scendono fuori dalla finestra
Luna fa le fusa sul divano
e io mi sento del tutto a casa, finalmente :)

Magari è uno sciocco sentimentalismo, ma non credo. Guardo fuori e so che un giorno i miei figli potranno giocare a palle di neve in giardino, correre con i loro amici nel campetto del quartiere e potranno andare in giro per la città senza avere necessità, per forza, di un motorino, di una macchina o di un passaggio. Avranno un nido a misura d’uomo, e non posso che esserne felice.


Jan
30

01:17

Posted by gwineth in poesia

A volte i pensieri sono così profondi e densi da rimbalzare nella mente e non riuscire più a volare via
Poi ci penso ed è normale: sei il mio conto in sospeso con la vita


Jan
4

Una campanella argentata, con le fatine sopra…

Posted by gwineth in Everyday life, Musica :), poesia


Dec
29

Propositi per il 2012

Posted by gwineth in Everyday life, buddismo


Dec
25

Buone Feste!

Posted by gwineth in Everyday life

Da noi tre… a tutti voi, tanti auguri di buone feste, dal profondo del cuore :)


Dec
24

Presepi moderni

Posted by gwineth in Everyday life


Dec
16

Uno in diviso

Posted by gwineth in Everyday life, poesia
Posso solo sperare che il cielo – questo drappo tumido – si asciughi lesto per sgravare un firmamento. Che poi si faccia – svelto – di quella pallidezza quasi azzurra, di quella trasparenza marina satura di foschi stormi annuncianti per lui, fresco, l’arrivo della neve. Perché tra due giorni è Natale. E quand’ero bambino, a Natale, la neve doveva cadere.
Vivo a Milano da poco più di un anno: ho scelto questa città per refrigerare il mio animo sensibile e per trovare concentrazione a contatto con la foschia, con una bruma esistenziale lontana da tanti chilometri dal sole e dal vento della mia terra. Per dare ascolto a una pioggia che, incessante, notturna, mi spinge a rimanere in casa riverso sul mio scrittoio, dove trascorro le ore studiando e scrivendo poesie che nessuno, forse, leggerà mai.
Mi capita spesso, quando cammino per le strade e sta piovendo, di alzare la testa al cielo e di pensare che una goccia che crolla da un traliccio è come stilla che, dal tralcio infranto di una pianta, scivola sul ventre della sua foglia.
Ché gli occhi della mia generazione hanno compreso qualcosa che nessuno aveva mai capito prima cioè che, quando si è stanchi di vivere – quando si è stanchi di vivere a vent’anni – le vie dell’Universo all’improvviso diventano un letto scomodo con le lenzuola che puzzano di morte. Furioso, sono furioso allora – quando penso a questo e intuisco che, per grazia, c’è un nuovo punto di vista che – sarà quello retto, stavolta? – procede e, come i cipressi attorno alle mura di un cimitero, come la nebbia che cala sui Navigli corrotti, ammanta tutto quanto è vecchio e lordo e superato.
Ma poi rifletto, resta soltanto un’ombra, cui qualcuno ha voluto detrarre il corpo.
E provo pietà per chi mi succede, se penso al mio mondo, quello che mi include: il mondo non più degli indifferenti, non più dei pugnaci, non più dei drogati, ma dei depressi e degli sfervorati: semidei dalla voce stonata, gente che si grida in faccia sulla piazza domenicale, che vuole dire senza sentire in questo buffo e stantio teatro dell’assurdo.
Gente che non prova più vergogna quando dice di soffrire, specie se non soffre.
Gente che monopolizza la nuova cultura solo perchè sorridente o amica dell’amico di.
Ma tanto tutto questo non serve – dicono – se, dentro, sei vero e sincero: sopratutto se lo ripeti in continuazione perché è l’unica cosa che hai da comunicare agli altri.
E resta il velo di una stella chiusa, di un desiderio invisibile: quello di cambiare il mondo alla mia età, o più semplicemente di provare a conoscerlo.

[Alla memoria di Pier Paolo Pasolini - Uno in diviso - Alcide Pierantozzi]


Dec
5

La riforma delle pensioni in 2 minuti video

Posted by gwineth in Everyday life


Nov
25

XII Giornata Mondiale per l’Eliminazione della Violenza sulle Donne

Posted by gwineth in Everyday life

Un proverbio cileno recita “Quien te quiere te aporrea / Chi ti ama ti picchia”. l’Uomo Violento non è più solo un pazzo, un mostro, un poveraccio. L’Uomo Violento si nasconde dentro ad un uomo qualunque, un medioman, spesso che ha il sostegno della società, che lo ritiene una persona valida e civile, che reagisce così per paura di perdere il controllo, per rabbia, per frustrazione, per il senso interiore di dover “insegnare a vivere alla propria donna” o “punirla per qualcosa che lo ha ferito”. Ha studiato bene il copione tipo della virilità. E conosce bene il proverbio cileno citato sopra. Anche se non lo sa.

Say No To Violence: non un semplice “no” alla violenza contro le donne!


Nov
16

Obiettivi

Posted by gwineth in Everyday life, buddismo

‎”Quando la determinazione cambia, tutto inizia a muoversi nella direzione che desiderate. Nell’istante in cui decidete di vincere, ogni nervo e fibra del vostro essere si orienteranno verso quella realizzazione. D’altra parte se pensate “Non funzionerà mai”, proprio in quel momento ogni cellula del vostro essere si indebolirà, smettendo di lottare, e tutto volgerà al fallimento”.

(Daisaku Ikeda)


Nov
7

Artefici del nostro presente

Posted by gwineth in buddismo

“Qualsiasi azione, mentale verbale o fisica, compiuta da qualunque essere vivente, produce un effetto corrispondente. L’insieme degli effetti inerenti alla vita di una persona costituisce il suo karma. Non esiste quindi nessun destino cieco da maledire ne nessuna provvidenza divina da venerare; e neppure esiste il meccanico agire della natura o il fortuito presentarsi degli eventi. A livello profondo, ciascuno è interamente responsabile delle cause poste, ciascuno è l’artefice del bene e del male che subisce”.

(Nichiren Daishonin)


Oct
20

Diario di una migrante a Milano – Mi sento a casa

Posted by gwineth in Everyday life

E’ tanto che non scrivo, forse perchè per qualche tempo ho avuto così tante cose da fare che sono sempre stata di corsa, presa da quel che era da sistemare, da ordinare, da riordinare, dalle scatole da svuotare e da tante altre cose.. incredibilmente terminanti in -are, in effetti!
Insomma: ho dovuto aspettare di essere confinata sul divano dall’influenza stagionale per prendermi finalmente il giusto tempo per me. Eppure, eccolo qui.
La casa non è a posto completamente, mancano ancora due porte, la stanza in fondo da sistemare, alcune piante… e un sacco di altre cose, in effetti, ma è bella, è funzionale eppure di grande estetica, piacevole e luminosissima ed è, soprattutto, casa. Casa nostra. Casa mia, ma casa nostra.
Il lavoro…. nell’ufficio di Milano è dieci volte meglio rispetto a quello di Roma: meno caos, più concentrazione, rapporti umani distesi che comprendo meglio, niente tensioni eccessive e un numero sufficientemente ristretto di persone da sentirci tutti molto uniti. Eppure… eppure lo cambio. Lunedì ho dato le dimissioni: finalmente ho trovato una grande azienda che mi riconosce quel che so fare, con un contratto degno di essere chiamato tale e uno stipendio che non mi attendevo davvero. Una nuova avventura, una nuova vita, una nuova strada da percorrere, anche in questo campo, con la consapevolezza che le pause pranzo, soprattutto il venerdì, potranno comunque continuare con le colleghe che ho ora, nel nostro “posto speciale per finire la settimana”.
Ho dei nuovi amici. Non quelli che mi aspettavo, non quelli che speravo di avere, salvo pochissimi: gli altri, come sospettavo, erano frutto di relazioni poco sincere, quindi… aria! Li sento lo stesso, ma è abbastanza ben definito che ognuno ha la sua via e la sua vita. No, ne ho di nuovi, conosciuti qui, con rapporti che vanno crescendo, talvolta davvero inaspettati e molto molto belli, e condivisi, perchè questo mondo, questa città, non è un mondo nuovo solo per me, quindi ognuno porta il suo piccolo bagaglio, ma insieme se ne costruisce anche uno nuovo e comune, finalmente, e questo è molto molto bello.
Sto bene in questa città. La mia rimane con i portici e le tinte tra l’ocra e il rosso, con tramonti sui colli e nebbia sottile, ma Milano è un ottimo posto in cui vivere. Comprensibile per me, sicuramente non bella quanto i tramonti sui pini e le rovine di Roma, ma ha angoli altrettanto artistici e amo i Navigli.
Il mio cuore è sereno. Ci sono momenti in cui ci scanneremmo volentieri, mandando tutto all’aria. Momenti di urla e di pianti. Ma sono piccoli rispetto a tutto il resto, rispetto al quotidiano, alla felicità e al rispetto che ci doniamo l’un l’altro. Stiamo bene e ci impegniamo per essere persone migliori di quelle che siamo state finora, prima di tutto volendo bene a noi stessi. Insomma, ci amiamo.


Oct
6

Bye, Steve…

Posted by gwineth in Everyday life


Jul
14

Poesia in volo

Posted by gwineth in Musica :)


Jul
7

Il cielo sull’oceano

Posted by gwineth in poesia

Ocean Sky from Alex Cherney on Vimeo.


Jun
27

Sogno e son desta

Posted by gwineth in Everyday life, Musica :)

Qualche giorno fa guidavo piano sulla statate Cassanese, direzione Segrate, e intorno a me la pioggia batteva leggera sui campi di un verde brillante. Il cielo era azzurro, rigato di nubi tra il bianco e il grigio, eppure c’era il sole, mentre l’acqua scendeva. Il paradosso d’estate, eppure qualcosa di così frequente, nei miei ricordi.

Per un istante lunghissimo, la mia mente è stata attraversata dal pensiero e dalla sensazione di essere trasportata indietro nel tempo e nello spazio, di non essere mai partita. Come se non fossero passati sette anni dall’ultima volta che avevo guidato sotto la pioggia d’estate nel fresco della pianura. Come se gli ultimi sette anni fossero stati, in realtà, il contenuto di un lungo sogno, un sonno profondissimo e multiforme, incredibilmente reale. Un po’ come quando svieni e sogni e, riprendendoti, non hai ben chiaro dove sei e con chi, perchè quel che facevi prima di perdere coscienza si sovrappone con quel che hai sognato e il confine tra reale e finzione si perde.

Così ho lasciato che dentro me si stagliasse l’immagine di un sonno profondo, un sogno circolare, nel quale ho scavato nel mio cuore, nella mia mente e nelle mie viscere, alla ricerca di me. Rifiutandomi per poi riabbracciarmi, rinnegando per poter tornare poi ad amare, lasciando per riuscire a ritrovare. Nulla di quello che sono oggi, di nuovo qui, sarebbe mai stato se mi fossi fermata, adagiandomi, e rifiutandomi di affrontare la vita, di sanguinare, di arrivare a sfiorare in punta di dita il non ritorno, per comprenderne il sapore e scegliere consapevolmente di rifiutarlo.

Sono partita per poter ritornare.

“She will suffer the needle chill… she is running to stand… still…”


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